Cosa fa paura della linea d’ombra?

La gente tiene in gran considerazione i vantaggi che dà l’esperienza. Ma a questo riguardo bisogna dire che l’esperienza significa sempre qualcosa di spiacevole, in contrasto con il fascino e l’innocenza delle illusioni. – La linea d’ombra, Joseph Conrad

Pericolo, allarme, paura, solitudine. Autostrade piene di macchine che sfrecciano senza poter essere attraversate. Spaesamento, timore di non farcela, confronto con fantasmi del passato che, come spettri, aleggiano nei propri peggiori incubi.

Come attraversarli? Come buttarsi nel rumore della vita?

Conrad conduce il protagonista in un viaggio all’interno di un mare pieno di insidie che, alla fine, lo porterà ad affrontare un passaggio fondamentale: da marinaio diverrà capitano della propria nave e quindi, metaforicamente, della propria vita. Il giovane diventa comandante di un’imbarcazione che si trova in una situazione difficile. Un equipaggio dimezzato dalle febbri, mancanza di medicine e la figura dell’ex capitano morto che riappare nei momenti più difficili, come incarnazione stessa del soprannaturale (fantasmi del passato che si risvegliano?), della paura e della difficoltà di approdare ad un porto sicuro. Conrad descrive lucidamente (e con una venatura pessistimica data la coincidenza storica con la prima guerra mondiale) uno dei passaggi più delicati da compiere, quello dalla fanciullezza all’età adulta.

La metafora di Conrad fornisce una chiave di lettura per comprendere la crescente richiesta di psicoterapie familiari da parte di giovani tra i 18 ed i 26 anni che, per motivi diversi, non riuscivano ad accedere o a mantenere uno spazio di psicoterapia individuale. Pur lamentando un malessere, una chiusura verso l’esterno, un senso di profondo scoramento verso il futuro, questo non sfociava nella richiesta di uno spazio personale. Come se non fosse possibile, per questi ragazzi, concepirsi come separati dal resto del sistema familiare. Quello che più colpisce è la percezione della realtà esterna che, in un certo senso, accumuna tutti i membri del sistema familiare. Sembra che il pensiero sia che l’esterno è pericoloso ed in esso non potrà essere trovato nulla di buono. Lo spiegarsi della trama del racconto – il viaggio con la nave, il rischio del naufragio, il confronto con l’ex capitano, l’unione dell’equipaggio per far fronte alle avversità – ad un certo punto non è più possibile, come se la nave si arrestasse nel porto, impossibilitata ad iniziare il suo viaggio. Come se il senso stesso della lotta per la vita sbiadisse e non avesse più significato. Diventa difficile uscire di casa. La sensazione è di un’impossibilità di fare il minimo passo ed un’interdipendenza reciproca ambivalente ed asfissiante. Manca l’aria a tutti, ma stretti uno all’altro, con litigi che non fanno che favorire la vicinanza, non si compie più alcun passo. Ognuno rimane fermo. Tutti legati in un modo che, seppur conflittuale, risulta rassicurante.

I genitori nel raccontare il loro viaggio parlano di un percorso doloroso, spesso segnato da eventi forti che li hanno visti costretti a “cavarsela da soli” prima del tempo, come se la loro “linea d’ombra” fosse precipitata su di loro in modo improvviso ed inaspettato. Una realtà collassata che li ha visti costretti a compiere la traversata prima del tempo. Improvvisandosi comandanti, hanno sentito il rischio del naufragio sulla propria pelle in un modo drammatico e spaventoso. Seppur riusciti a diventare capitani, quella paura, quella solitudine, il confronto con i fantasmi del passato sembrano riattivarsi nel momento in cui il giovane figlio deve compiere il passo per diventare adulto. La paura si riattiva in tutto il sistema familiare e comincia a fungere da blocco, la nave di ognuno resta ferma in un tempo sospeso. I genitori, ormai consolidati nel ruolo genitoriale, si ritrovano a doversi ridefinire come coppia.

I figli sembrano rinunciare alla lotta per diventare adulti, fantasmi del passato e difficoltà nelle relazioni del presente sembrano bloccare ogni possibilità di cambiamento, rendendoli, così, eterni adolescenti. Ognuno, ad un passo dalla propria zona di confine, si ferma, non la attraversa e la casa diventa – allo stesso tempo – un rifugio sicuro ed una prigione.

I genitori sono spesso idealizzati da questi ragazzi che sembrano sentirsi la personificazione del nulla. La perfezione di genitori troppo occupati a non far sentire alcuna mancanza e lenire un senso di colpa che non lascia scampo viene idealizzata nel modo in cui solo i bambini riescono. Questa idealizzazione, tuttavia, non si ridimensiona con la crescita e si mantiene in un ideale che schiaccia e che non potrà essere mai raggiunto. Se i genitori non possono essere attaccati, in quanto troppo fragili, il figlio non può fare il passo per diventare adulto. L’esterno si trasforma in un nemico da cui tenersi lontano poichè mette a rischio un ideale che non può essere abbandonato.

Lo spazio di psicoterapia permette di verbalizzare le diverse emozioni in gioco: rabbia, paura, tristezza. Permette di aprire nuove finestre di significato e fare spazio a nuovi spunti narrativi dove ogni membro della famiglia può uscire dal ruolo che interpreta e scoprire nuovi modi di essere.

Diventa il luogo dove portare i fantasmi del passato e poterli osservare attraversando la paura. L’obiettivo è quello di dare voce ad emozioni che paralizzano, al fine di far riprendere ad ogni componente del sistema familiare il suo unico e speciale viaggio nel mare della vita, con i suoi rischi e le sue opportunità.

Philip Roth nel suo romanzo “Il fantasma esce di scena” amplia il concetto di “linea d’ombra” quasi come assunto generale delle diverse fasi della vita, non solo della giovinezza ma anche dell’età matura. È “un momento di follia” che spinge a uscire da un equilibrio rassicurante ma monotono che sembra essere stato raggiunto nel corso del tempo. Vuol dire spezzare la quotidianità, per andare a ritrovare quel respiro vitale che rimette a contatto con il flusso dell’esistenza. I genitori devono in un certo senso “uscire di scena”, non occupare più il centro della vita del figlio, ma ritrovare in loro, nella coppia, nella vita, nuove passioni e nuovi “momenti di follia” per liberare la strada dei figli e permettergli di compiere la loro traversata.

Stai per attraversare la linea d’ombra di Conrad, prima dall’infanzia alla maturità, poi dalla maturità a qualche altra cosa”. Il fantasma esce di scena, Philip Roth


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