Un’individualità alla ricerca della sua ribalta

Nell’articolo precedente ho utilizzato la metafora del racconto “La linea d’ombra” di Conrad in riferimento a situazioni familiari specifiche, laddove tutti i membri del sistema familiare sono tra loro come “intrecciati”. Ho analizzato come questo si ripercuota nell’impossibilità per ciascuno di individuarsi, ossia di iniziare quel viaggio unico e personale che porta ognuno alla scoperta di sé stesso.

Il testo di Conrad, tuttavia, è la descrizione di un’individualità alla ricerca della sua ribalta, è l’inizio di un viaggio che permetterà al protagonista di acquisire quel titolo di capitano necessario a condurre la propria vita. E’ la narrazione della possibilità, da parte di ognuno, di prendere per mano il timone della propria esistenza anziché farsi condurre dalla corrente degli eventi.

Spesso si inizia con il sentire un senso vuoto. Il segnale che ci si è staccati dalle cose intorno a sé. Ci si sente demotivati, non interessati, come persi e senza bussola. Un sintomo, se colto, può diventare il sentore di un’aspirazione a qualcosa di differente. Il racconto di Conrad inizia con un atto di coraggio: il protagonista lascia una posizione comoda e sicura per andare verso l’ignoto e l’inaspettato.

Quel senso di vuoto che mi aveva reso così irrequieto perse ragion d’essere, la sua malefica influenza, si dissolse in un gioioso flusso di emozioni.”

Ogni nuova scoperta, ogni nuovo apprendimento, ogni nuova relazione inizia con un salto verso un qualcosa di sconosciuto. Ogni acquisizione e conquista passa attraverso una piccola linea d’ombra, attraversata la quale, si apprende, si cresce, si vive.

Il primo passo per iniziare un percorso terapeutico, quando si sente che qualcosa in sé stessi è rimasto fermo, è compiere questo primo atto di coraggio.

Affrontare le proprie verità, spesso sopite, di fronte a chi è disposto ad ascoltarle, aiuta ad intraprendere un viaggio. Rimette in moto una nave che era rimasta bloccata.

Cosa succede una volta che la nave ricomincia a muoversi?

Spesso i pazienti nel corso della prima seduta mi dicono che non ricordano i sogni. Il mare delle emozioni è come congelato. Il malessere spesso si presenta in un modo concreto, attraverso dei sintomi. Ad un certo punto il mare comincia a manifestare le sue onde. L’acqua si scongela. La parte sofferente gradualmente abbandona il sintomo per manifestarsi attraverso delle immagini. Si compie un salto dal concreto al simbolico. Al pari di questo, si comincia a sperimentare una certa paura. Paura dell’incontro con parti ignote di sé stessi.

L’oscurità impenetrabile assediava la nave così da vicino che, stendendo la mano fuori bordo, sembrava di poter toccare qualche sostanza ultraterrena. Da questo derivava una sensazione di inconcepibile terrore, di inesprimibile mistero.”.

Ci si confronta con quello che Jung definisce la propria Ombra. Ossia tutte quelle parti di noi stessi che vengono spesso negate, che giacciono silenti e non riconosciute. Gli altri diventano i depositari inconsapevoli di tutto quel che in noi è reputato inaccettabile. Non si può parlare di sé, se non portando tante sfaccettature di sé stessi. Il luogo della psicoterapia si popola di personaggi vari e contradditori. Nel momento in cui si accentua lo scontro tra le diverse parti si possono attraversare emozioni quali: scoramento, mancanza di speranza, paura…di una fine imminente.

Era impossibile scrollarsi di dosso quella sensazione di fine imminente. La calma che scese in me fu come una premonizione dell’annientamento. Mi diede una sorta di conforto, come se la mia anima si fosse improvvisamente riconciliata con un’eternità di cieca immobilità.”

Questi momenti difficili sono anche quelli che permettono il maggiore cambiamento.

Nella relazione con il terapeuta si attivano affetti ed emozioni sentiti come dirompenti, legati alla propria storia ed ai propri traumi. Affetti che gradualmente, all’interno della relazione terapeutica, si ritirano, perdendo così la propria forza disgregante. Philip M. Bromberg, un noto psicoanalista, parla di “ombra dello tsunami” come tutto quel residuo di affetti traumatici non elaborati che si riattivano nelle situazioni nuove e che fanno percepire la mente come travolta.

La psicoterapia ha lo scopo di permettere alla persona di sopportare l’attivarsi di questi affetti senza sentirsi più minacciati e sconvolti dalla loro presenza. Vuol dire aiutare la persona a sostenere il confronto tra i diversi aspetti di sé. Gradualmente “l’ombra dello tsunami si ritira” permettendo così di arrivare ad una maggiore consapevolezza di sé stessi e degli altri.

Ancora, secondo Bromberg: “La capacità dell’uomo di vivere una vita fatta di autenticità e autoriflessione richiede una continua dialettica fra l’unità e la separatezza dei suoi stati del sé; ed è fondamentale che tale dialettica consenta ai diversi stati del sé di funzionare in modo ottimale senza precludere la comunicazione e negoziazione tra loro.”

Una volta superato il rischio della tempesta e affrontato il buio della notte, il comandante può arrivare, finalmente, a governare la propria nave.

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